I trip e i sogni di Witthüser & Westrupp

Lo sapevate? Nelle sue mille imprese, a un certo punto Renzo Arbore ha avuto a che fare persino con il krautrock. In maniera marginalissima, d’accordo, ma a bocca aperta ci si resta. I lettori più attempati ricorderanno il contenitore “L’altra domenica”, col quale Renzo rivoluzionò l’intrattenimento televisivo del pomeriggio festivo a botte di umorismo surreale. Era il ’77 e per un po’ mamma RAI fu spaghetti punk: sotto quel tendone passò di tutto, dal giovane Benigni in versione critico cinematografico demenziale al trio (trans) canterino Sorelle Bandiera, da una Isabella Rossellini inviata a New York ai busker Otto e Barnelli.

Immaginatevi il tonfo della mascella nell’apprendere, allorché cercavo del materiale per questo articolo, che Bernd Witthüser è quel Barnelli! Tutto quadra, in effetti: dal folk acido di Trips & Träume all’esibirsi per strada, il filo rosso è un’anima libera nel senso pieno del termine, mai doma e felice della propria indipendenza. Dai festival pop anni Settanta alle piazze sotto la luna, dal clamore catodico nostrano a un casolare della Maremma, fino alla fine dei suoi giorni Herr Witthüser ha sempre chiuso il cerchio con coerenza. Che bello, poi, scoprirlo gentile e squisitamente disponibile a rilasciare le dichiarazioni che state per leggere. Ed è così che voglio ricordarlo, ma non solo.

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Facciamo un passo indietro. Nel giugno 1969 Bernd (classe 1944, cantante e chitarrista attivo nel circuito folk politicizzato di Essen) fonda con Walter Westrupp (cantante e polistrumentista in formazioni barocche e skiffle nato nel ‘46) il W&W’s Pop-Cabaret per fare teatro-canzone in tedesco. Subito accorciano la ragione sociale in Witthüser & Westrupp e l’esordio esce nel marzo 1970 per Ohr: Lieder von Vampiren, Nonnen und Toten è accreditato solo a Berndt per un probabile errore del grafico e offre stralunato, minimale “teuto-folk” a base di humor nero, testi autografi, poesie di Novalis e Heinrich Heine. Bizzarria che rappresenta il trampolino di lancio per quanto dodici mesi dopo  consegna i due al culto. Nel suo alveo di sorridente dopato torpore, Trips und Träume suona freschissimo anche a prescindere dal recente revival psych-folk per lo stile, nel quale confluiscono tentazioni cosmiche, tradizione popolare e un respiro stupefatto però anche umoristico.

Sono davvero i “trip e sogni” annunciati nel titolo, questi brani pastorali e freak dalle venature orientaleggianti e gli intarsi ricercati. Innegabilmente ipnagogici e out, risultano tuttavia più terreni rispetto alle coeve splendide imprese di Yatha Sidra, Bröselmaschine ed Emtidi, pervasi come sono da un’ironia tipicamente tedesca – pensate a certe foto e copertine dei Kraftwerk – e da un approccio consapevolmente deviato: “Il primo LP fu composto e suonato bevendo caffè e birra. In Trips und Träume si aggiunsero altri “mezzi” come marijuana e LSD… Quanto all’ironia, eravamo gli outsider del movimento perché non prendevamo tutto così sul serio.“ Più sinceri di così! Del resto la dicevano lunga i volti fusi assieme sulla busta del trentatré giri, caratterizzato da una scrittura brillantissima ben assistita dalla produzione di Rolf-Ulrich Kaiser (“Rolf aveva i soldi e comandava, ingaggiava i musicisti e teneva il morale alto.“) e dal missaggio di Dieter Dierks.

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Esemplare l’attacco Lasst Uns Auf Die Reise Gehn, progressione melodica di una leggiadra malinconia che ritrovi in apertura di seconda facciata con la Illusion 1 poi ripresa in Tarot da Walter Wegmüller. Per arrivarci dovrete attraversare i panorami di Trippo Nova – nove fantastici minuti in cui i Faust si trasferiscono sulla West Coast mescolando psichedelia e flamenco – e il visionario madrigale Orienta. Karlchen racconta una favola avvolta in echi di fanfare medievali e la scheggia Englischer Walzer incede, ebbra e deliziosa, verso il finale Nimm Einen Joint, Mein Freund, sorta di Don’t Bogart That Joint teutonica di sagace coralità.

Ottenuta una certa notorietà in madrepatria, la coppia schiaccia a fondo il pedale della stravaganza: nel ’71 Der Jesuspilz è un concept che impasta funghi allucinogeni e vangelo; l’anno seguente Bauer Plath si ispira a Tolkien e Castaneda con i Wallenstein. Poi le strade si dividono: “Avevamo terminato il contratto Ohr/Pilz per quattro album in un biennio. Con Walter non andavo più molto d’accordo e Kaiser era diventato troppo esoterico. Mi misi per conto mio come ‘Bermelli One Man Band’ e a Berlino, nel ’77, conobbi Otto. Gli chiesi di suonare con me un paio di settimane. Finimmo per stare assieme venticinque anni.

Notati da Arbore ad Arcidosso e prontamente assoldati, arriva il successo. Tanta l’acqua passata sotto i ponti da allora: Westrupp vive in Germania e milita in una band skiffle; Witthüser/Barnelli, innamorato del nostro paese, ha risieduto in Toscana fino alla scomparsa nell’agosto 2017, seguitando a suonare secondo l’indole anticonvenzionale e spontanea di chi era venuto al mondo un ventinove di febbraio. Vielen Dank, Bernd!

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