Nick Cave e la cognizione del dolore

Ci sono dischi che non possiamo ascoltare distrattamente o con il cinismo e il disincanto che abbiamo noi che crediamo di averle sentite tutte. Perché sono degli “a sé” che mettono a nudo spirito, cuore e orecchie e ci piazzano di fronte ai massimi sistemi. Per esempio, con una Tragedia e la successiva catarsi che riflette sui colpi bassi tirati dalla sorte in questa valle di guano. La storia dietro Skeleton Tree la conoscerete e perciò la riassumo brevissimamente: mentre Nick Cave lavorava all’album nel luglio 2015, suo figlio quindicenne Arthur periva cadendo da una rupe. La faccenda prendeva ben altra piega, giacché se c’è uno che da sempre mette il sangue e la faccia nella propria Arte, quello è Re Inkiostro.

E benché sia assai moderno nel linguaggio sonoro che adotta, Skeleton Tree si racconta antico per il modo in cui rivela un’anima lacerata e per l’intensità con la quale affronta l’accaduto. Al punto che, trascorsi quaranta minuti, avverti la necessità di fermarti in una specie di apnea emotiva. Come nel documentario “One More Time With Feeling” che accompagna il disco, tiri il fiato, perché – con i sussulti di pudore che le disgrazie altrui impongono – ti pare di aver violato oltremisura l’intimità di un uomo. Anche se è lui stesso ad avertela offerta. Anche se tutto assume colorazioni di portata universale. Anche se in fondo il dolore appartiene a tutti.

cave

Sulle prime avresti pertanto definito un controsenso il gesto di affidare la sofferenza più profonda che (non) si possa immaginare a un mezzo “popolare” per definizione. Non è così. Come insegna Lou Reed, se stai da quella parte della barricata devi crescere in pubblico. Quindi che altro deve fare l’Artista ferito se non riflettere con noi? Collocare la sofferenza sotto quella lente d’ingrandimento è di conseguenza una mossa di estrema coerenza. Specie da parte di chi spesso e volentieri si è sradicato da solo allo scopo di mettere rizomi nuovi e freschi.

Stavolta, però, le radici gliele ha strappate brutalmente il destino infame e Nick Cave ha reagito con un’opera in cui nulla deve distrarre dal succo – nero, amaro, precario – della vita. Un’opera in cui accanto alla cangiante maturità dell’autore scorgi nitidi l’ultimo Leonard Cohen e il John Cale di Music For A New Society: minimale un artwork che cita Fear Of Music, gli arrangiamenti ruotano attorno a strumenti fantasma (eccetto il fondamentale Warren Ellis, i Bad Seeds sono defilati) e, tra loop e drones, incorniciano parole da preghiera laica. A volerci forse rammentare che il ruolo più arduo spetta a chi rimane a proseguire il cammino con in spalla il peso di memorie e assenze.

skeleton

Altrove ho letto di “cantautorato ambient” e trovo la definizione azzeccata per austere sculture dove ballate pianistiche si sfilacciano in canoni post-rock trattenendo umanità (Jesus Alone, Magneto, la vetrosa Girl In Amber), accogliendo groove essenziali (Rings Of Saturn, una jazzata Anthrocene) e cercando barlumi di speranza. Accade negli ultimi tre brani dal taglio (quasi) classico, dunque mi piace pensare che questo sia il valore aggiunto della melodia che in I Need You strizza via le ultime lacrime, del duetto con Else Torp Distant Sky e della mestizia vespertina della title-track, strumentalmente più piena e non a caso sistemata alla fine del lavoro.

Il quale taglia fin dentro alle ossa ed è da prendere o lasciare già sapendo che la seconda opzione sarebbe un errore. Per il semplice motivo che queste canzoni sono qui anche per ricordarci quanto la sofferenza sia una parte ineluttabile della vita e quanto le disgrazie ci lascino senza difesa, davanti al significato ultimo della nostra umanità. Anche per questo, dietro il sottile guscio di ritrosia in cui è racchiusa, la bellezza di Skeleton Tree ha bisogno di voi. E voi presto non potrete più farne a meno.

5 pensieri riguardo “Nick Cave e la cognizione del dolore”

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...