Thyme Perfumed Gardens-9: Mandrake Memorial

Avete presente il momento in cui l’appassionato dalle idee un po’ nebbiose tira fuori la “psichedelia dei Settanta” e confonde l’espansione della coscienza con le pippe? Sarà capitato anche a voi, suppongo. Siccome sono un tipo educato, faccio finta di niente e distolgo il discorso. A casa, poi, rammento che gente per la quale nutro massima stima ama con la medesima intensità Rattus Novergicus e Foxtrot. Un nesso esiste e mi piace chiamarlo musica “progressista”: semplificando un po’, è quella vena che allargò i confini del rock conservando il legame evolutivo con la stagione psichedelica di cui era figlia; quel nuovo che avanzava in coda ai Sessanta, che in mancanza di meglio fu chiamato underground e degenerò presto in solipsismi e baracconate. Provo a spiegarmi meglio consigliandovi i Mandrake Memorial, bell’esempio di come si possa dondolare spigliati sulla cuspide progedelica. Se aggiungo “Pavlov’s” e “Dog” ci capiamo al volo, no? Bene.

Il parallelo con l’ensemble di Pampered Menial sta nel fatto che i Mandrake erano dei prog come solo gli americani potevano, cioè fedeli a un’essenzialità sulla quale innestare soluzioni per nulla tradizionali (dimostrazioni al contrario: Vanilla Fudge e Kansas). Li aiutava anche il “ritardo” rispetto all’acid-rock primigenio, siccome è a fine ‘67 che un locale di Philadelphia incarica il produttore Larry Schrieber di assemblare una house band. Alla bisogna, Larry ingaggia il folksinger Michael Kac e il batterista Kevin Lally, ex Novae Police; a costoro si aggiungono lo studente Craig Anderton all’altra chitarra e Randy Monaco, bassista/cantante anch’egli già nei newyorchesi Novae Police.

mandrake-round

Garantitasi salario fisso ed esibizioni ogni weekend, la band sviluppa alla svelta uno stile e un seguito. Una sera li avvicina un rappresentante della R.M.I. proponendo il Rock-Si-Chord, prototipo di piano elettronico che a breve Terry Riley utilizzerà per A Rainbow In Curved Air. Kac capisce di poterne cavare qualcosa, molla la sei corde e i ragazzi danno punti a molte celebrità cui fanno da spalla: motivo in più per battere da soli il nord-est ed è così che li nota la Poppy. Nel 1968 un LP d’esordio omonimo vende bene sulla costa orientale grazie a canzoni solide e un gustoso equilibrio di armonie vocali e intrecci strumentali. L’anno seguente ha buone fortune anche l’ombrosa variazione sul tema Medium, tuttavia spetta al terzo LP consegnare i Mandrake Memorial agli annali.

Disco sul serio “difficile”, perché Kac sbatte la porta e nell’estate 1969 gli altri volano a Londra per registrare un lavoro acustico con Shel Talmy e girare l’isola insieme ai concittadini Nazz. Il sindacato britannico dei musicisti scatena però una vertenza e il relativo embargo impedisce qualsiasi concerto. Ciliegina sull’amara torta, l’etichetta rifiuta un trentatré giri unplugged sin troppo in anticipo. Senza perdersi d’animo, a casa si riparte dal materiale scartato con coro, orchestra e la regia dell’esperto Ronald Frangipane. Avrebbe potuto essere un disastro epocale, Puzzle: invece dal 1970 è un’opera fascinosa che sorprende e svela dettagli a ogni passaggio, giocando con la percezione come fosse la versione sonora del quadro di Escher raffigurato sulla splendida copertina.

mm-puzzle1

In cinquanta sontuosi e immaginifici minuti che guadagnarono il plauso del compositore Seiji Ozawa ci si muove disinvolti lungo dilatazioni controllate, ricercatezze mai fini a sé stesse, suggestioni cinematiche e classiche. Bucket Of Air è A Saucerful Of Secrets suonato da dei concisi Grateful Dead; Earthfriend e Hiding mescolano crescendo maestosi ed estatici rapimenti; la ballata lisergica Ocean’s Daughter ondeggia inquieta. Se le tre versioni della breve Just A Blur conferiscono ulteriore unità, Tadpole distilla tesa malinconia e Volcano, Children’s Prayer e la title-track sposano magistralmente ambizione e visionarietà. Oggi parleremmo di svolta “alla Radiohead”, con la differenza non trascurabile che Puzzle vende pochissimo e le spese di lavorazione sono ingenti.

Si butta fuori un 45 con Something In The Air dei Thunderclap Newman che è un flop e l’ultimo chiodo sulla bara del gruppo. Tra ‘71 e ’73 Anderton accompagna la chitarrista Linda Cohen, poi da geniaccio dell’elettronica progetta e costruisce effetti, pedali e synth per importanti case produttrici e pubblica libri e articoli sull’argomento. Michael suona pure lui con la Cohen e lavorerà all’università di Minneapolis. Kevin Lally finisce sul libro paga dei londinesi Lloyd e nei primi ’80 apre un’affermata agenzia assicurativa a New York. Più sfortunato Monaco che, schiavo della bottiglia, fallisce nel rimettere in piedi la formazione, milita nei 1910 Fruitgum Company e nel 1983 muore di cirrosi. Sorti beffardamente diverse per chi nella somma degli elementi aveva una fonte di grandezza.

4 pensieri riguardo “Thyme Perfumed Gardens-9: Mandrake Memorial”

  1. Eccomi qua. Ho intercettato sul tubo Medium e Puzzle,che dire, veramente veramente validi. Di quelle atmosfere non ci si stanca mai, il sottoscritto di sicuro. Last Number, Earthfriend, Whisper Play e Children’s Prayer brani di alto livello. C’è da dire che se me li avessero fatti ascoltare “al buio” avrei comunque azzeccato la data di pubblicazione! 😀 Ottima scoperta, grazie infinite. P.S. trovo azzeccatissimo l’accostamento con i Pavlov’s Dog 🙂

    "Mi piace"

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...