Stephin Merritt e le cinquanta sfumature del Pop

Per me scrivere canzoni autobiografiche è un terreno nuovo”. Così parlò lo scorso dicembre quel Gran Genio del mio amico Stephin Merritt e tuttavia non so se credergli. In ogni caso, poco importa se finora abbia dato voce a maschere o meno: conta che l’abbia fatto nel suo favoloso e unico modo. Di lui si è detto tantissimo, ma la lode che meglio lo fotografa credo sia l’accostamento a Cole Porter. Lo interpreto dal punto di vista attitudinale, immaginando Stephin che ogni giorno cammina sorridente sulla scala che dalla complessità conduce all’appeal duraturo. Non sono forse arguzia e seduzione i segreti del Pop aureo? E dunque…

Una decina gli album in venticinque annetti per i Magnetic Fields, principale paravento di un songwriter sopraffino (iper)attivo anche con Future Bible Heroes, Gothic Archies, 6ths. Apice assoluto 69 Love Songs, triplo classico di Bellezza tanto più personale quanto più saldamente poggiata sul passato a percorrere ogni angolo del pop: prefissato guitar o techno, d’umore popolaresco, esotico o confidenziale, intinto nei colori del jazz, nell’austerità cantautorale e nell’epopea della new wave per mescolare Brian Wilson, Smiths, Scott Walker…

Tutto e tutti insieme appassionatamente. Oltre al Talento, è la passione corroborata da sagacia e ironia che permette a costui di appropriarsi delle fonti ispirative e di allestire concept album che non soffocano il risultato. Ogni elemento compositivo è un mezzo di espressione e non una mera finalità estetica. Se vi pare poco, passate oltre.

stephin ladder

Chi è rimasto sappia che ho esultato davanti a un lavoro fresco di stampa quintuplo di due ore e mezza, perché c’era sicuramente un valido motivo per tanta abbondanza. E un valido motivo c’è. Cinquanta primavere il nostro eroe al concepimento dell’idea, cinquanta i brani di 50 Song Memoir. Ognuno ispirato a un suo anno speso sulla terra e sistemato in ordine cronologico, così che la raccolta assume di volta in volta i tratti del racconto, della seduta psicanalitica, dello sbuffo di poesia, di uno schizzo umoristico. Soprattutto, di Arte che affronta i massimi sistemi attraverso il quotidiano. Era infatti apprestandosi al fatidico giro di boa del mezzo secolo che Merritt esponeva il progetto al presidente della Nonesuch: discografico come ne esistevano un tempo, l’entusiasta Robert Hurwitz dissipava nel capobanda i residui dubbi e voilà.

Metto le mani avanti: 50 Song Memoir non è un nuovo 69 Love Songs nella misura in cui Blonde On Blonde non avrebbe potuto essere un altro Highway 61 Revisited. L’artista è mosso da dedizione e rispetto per sé e per il pubblico, il che spiega la malinconia diffusa e trame dove l’elettronica prevale su sonorità organiche pur saldandovisi con maestria. Seduto a ragionare sui perché e i percome del proprio operato, Stephin ha reagito da cavallo di razza conservando da una diversa angolazione la “coesa varietà” di registri, accenti e linguaggi che rende le 69 Canzoni d’Amore un Capolavoro.

A tali vertici la cornucopia 50 Song Memoir si avvicina spesso, ad esempio nei Pet Shop Boys dislocati a Sheffield di Hustle 76 e nella dolcezza mesta di Ghosts Of The Marathon Dancers e In The Snow White Cottages, nell’orientaleggiante At The Pyramid e nell’elegia Ethan Frome, in una coheniana ‘Til You Come Back To Me e in quella struggente riflessione sullo sfuggire del tempo che è I Wish I Had Pictures.

50 song memoir

E se The 1989 Musical Marching Zoo somministra LSD a Beefheart e I Think I’ll Make Another World è innodico chamber-folk, Life Ain’t All Bad modernizza una chanson marinaresca e Rock’n’Roll Will Ruin Your Life scintilla epidermico post-punk. Alle Eurodisco Trio, How To Play The Synthesizer e Danceteria! che spediscono in garage Gary Numan, Depeche Mode e Soft Cell rispondono l’acuto omaggio Foxx And I, una Surfin’ che invita Cramps e Calvin Johnson a un’alcolica festa in spiaggia e lo spettrale country urbano Have You Seen It In The Snow? Quando realizzi che accanto agli echi di Residents potabili e le rifrazioni Boards Of Canada di Dreaming In Tetris siedono comode le incantevoli marcette acid-barocche Cold-Blooded Man e You Can Never Go Back To New York, ogni cosa è illuminata e illuminante. Cinquanta canzoni. Cinquanta lezioni di stile.

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