Ancora (ritmi) pazzi dopo tutti questi anni: Feelies

Mai fidarsi dei nerd. Specie di quelli che in bacheca vantano un Capolavoro intitolato Crazy Rhythms e hanno esercitato un’influenza enorme. Influenza che ha richiesto più del normale per finire in classifica, così che quando i cicisbei Strokes fecero il botto con la versione annacquata di quel suono velvetiano, obliquo e percorso da frenesie ed eccitazioni, tempo un mese mi tappai le orecchie per evitare l’ennesimo tormentone sul “ritorno delle chitarre”.  Ma quando mai se n’erano andate?

Bisognava cercarle sotto spoglie più defilate, certo, ma erano vive eccome. Lo stesso ragionamento possiamo estenderlo oggi alla band del New Jersey, ignorata dal successo però venerata da storiografi e intenditori, dalla critica più attenta e da figli – quelli sì, veramente eccelsi – della statura di R.E.M., Galaxie 500, Yo La Tengo. Insomma: senza i Feelies il cosiddetto alternative rock sarebbe (stato) faccenda assai diversa. Di sicuro più noiosa.

feelies

Ciò premesso, pare che ai diretti interessati del clamore importi zero. Con serafico e pervicace understatement, gli basta pubblicare un album quando più gli aggrada per ricordarci di aver scritto la Storia e di predicare e razzolare all’altezza del loro glorioso passato. Li amo, per questo. E per essere intellettuali che badano al sodo, per il look qualunque con buona pace del finto indiecasual, per una musica che trattiene significati profondi. Strabuzzo gli occhi per un breve attimo al pensiero che In Between è soltanto il sesto LP della formazione guidata da Glenn Mercer e Bill Million. Cosa buona e giusta, in verità: chi possiede carisma parla poco e bene. Anche sforzandovi, non troverete nostalgia in una fra le poche rimpatriate ad avere perché, fosse anche quello di mostrare ai giovani cosa significa fare sul serio.

Dal giorno uno i Feelies rifiutano infatti il superfluo e ancor più da quando girano attorno a una formula che gli appartiene sulle ali di canzoni superbe. Canzoni che rendono bello e consigliato un lavoro dove ritmi pazzi e nervosismo perpetuo non sono svaniti. Sono una specie di trompe-l’oeil sonoro che in realtà rappresenta la spina dorsale di ballate minimali e rock essenziali, di chitarre che dialogano su pennellate di batteria, percussioni e basso stese dai puntuali Stan Demeski, Dave Weckerman e Brenda Sauter. Talvolta le sei corde disturbano il panorama con un metodo riconoscibile al primo ascolto, come del resto la calligrafia e il cantato, la magistrale gestione delle dinamiche e le sonorità che riportano agli orizzonti di The Good Earth. Però! Però con il piglio dei Maestri che non si sono rammolliti né rimbambiti.

feelies lp

Maestri che spargono nell’aria aromi di vitale classicismo e composizioni che cancellano i discepoli dell’ultimo quindicennio, i quali sono bravi(ni) e tuttavia si possono pure scordare l’innodia di ombre e sorrisi accennati Gone, Gone, Gone, una serpentina Pass The Time, l’eleganza melanconica della traccia omonima e di When To Go. Per tacer della peculiare fragranza di Time Will Tell, di una Been Replaced che smaccatamente caracolla à la Modern Lovers, delle Stay The Course e Flag Days costruite attorno a pause e ripartenze falsamente intontite, dell’umore riflessivo un po’ da Tom Petty maturo di Make It Clear.

Bellezza che si spiega da sola, ecco. Specialmente una ripresa della title-track che, in chiusura, strapazza lungo nove minuti di cadenze serrate, pianoforte stoogesiano e sberle di fischiante chitarrismo. A quarant’anni dagli esordi, suona come un (benvenuto) vaffanculo da Signori. Garbato e traboccante classe, certo, ma comunque un vaffanculo. Mai fidarsi dei nerd. Poi non dite che non vi ho avvisati.

6 pensieri riguardo “Ancora (ritmi) pazzi dopo tutti questi anni: Feelies”

  1. Coraggiosi e vitali. Poi io resto affezionato alla prima incarnazione (anzi, alle prime incarnazioni) della band, al songwriting wynniano, al modo di usare la voce allora, e a Precoda più di tutto (che fine ha fatto?) ma diamine, avercene di reunion così, di creatività così vivace dopo anni di carriera.

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