La regola del sette: my best of 2017

Hai voglia a lamentarti come un vecchio barbogio, rimpiangendo epoche non così lontane – o forse sì? – nelle quali ogni settimana uscivano dischi della madonna. Siccome col tempo e l’età diventiamo tutti più esperti e smaliziati e il rock ha da lungi completato il proprio ciclo evolutivo, succede spesso. Magari senza che nemmeno ce ne accorgiamo. Poi arriva il fatidico anno. Quello col numero magico, che smentendo una nota canzoncina non è tre ma sette.

A partire dai Sixities, quella dozzina di mesi rappresenta uno snodo epocale o comunque regala mietiture importanti, e, benché con esiti logicamente non paragonabili all’Età d’Oro, anche il calendario che presto leverò dalla parete ha offerto cose sostanziose, finanche sopra la media dell’ultimo lustro. Che non se ne possano trarre conclusioni o vaticini è cosa alla quale abituarsi mentre navighiamo nel mare magnum della sovrapproduzione e inseguiamo le nostre comete preferite. Il futuro è da sempre un’ipotesi, a maggior ragione oggi.

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Pertanto assecondo di nuovo il giochino bonariamente nerd di stendere un elenco che riassuma la mia annata, sperando che contenga la “filosofia” con la quale cerco musica. In caso contrario, voglio essere esplicito: mi piace quella che lascia il segno sul cuore e/o sul cervello; quella che vive in luoghi fantastici, dove ragione e sentimento dialogano e si scontrano solo per volersi ancor più bene. Quella musica lì, ecco.

Nel 2017 ne ho rinvenuta di diversa fattura, lanciata oltre le barriere stilistiche e racchiusa in lezioni di gusto, intelligenza, stile. Faccende bellissime che hanno contribuito a farmi dimenticare lavori deludenti e insignificanti, ma che soprattutto spiegano una volta di più quanto non possa darsi un senso all’attualità della “cosa rock” se si prescinde dalla memoria. La nostra e la sua.

Steve mcqueen

E se il nuovo millennio insegna qualcosa, è proprio che nell’eterno presente figlio del tempo orizzontale di Internet nulla è più fuori moda o “hip”; che in un bacino così sconfinato, guardarsi indietro significa di conseguenza guardarsi attorno e pure avanti; che bisogna distillare il mondo, l’esperienza e il vissuto nelle canzoni. Perché queste ultime sono ciò che resterà ai posteri.

Così, quando credi di aver ascoltato tutto, spunta un altro inaudito a elargire brividi, eccitazione, gioia come quando ogni settimana eccetera eccetera. Bene: vi ho tediato a sufficienza. Le liste potete leggerle qui di seguito. Nel prendermi un paio di settimane di vacanza, vi abbraccio con affetto. Che la forza (soul sonica) sia con voi!

cannot choose

 

Una leccornia al mese

Algiers – The Underside Of Power

Black Angels – Death Song

Mark Eitzel – Hey Mr. Ferryman

GY!BE – Luciferian Towers

Heliocentrics – A World Of Masks

Gun Outfit – Out Of Range

LCD Soundsystem – American Dream

Michael Head & The Red Elastic Band – Adios Señor Pussycat

Magnetic Fields – 50 Song Memoir

Randy Newman – Dark Matter

Tinariwen – Elwan

Shannon Wright – Division

 

La crema del resto

Michael Chapman – 50

Steve Earle – So You Wannabe An Outlaw

Feelies – In Between

Robyn Hitchcock – s/t

Chris Forsyth & The Solar Motel Band – Dreaming In The Non-Dream

Moonlandingz – Interplanetary Class Classics

Thurston Moore – Rock ‘n’ Roll Consciousness

John Murry – A Short History Of Decay

Slowdive – s/t

Mavis Staples – If All I Was Was Black

Jane Weaver – Modern Kosmology

Wire – Silver/Lead 

 

Il mazzetto di saporite ristampe

AA.VV. – Hustle! Reggae Disco

Basement 5 – 1965-1980/In Dub

Dub Syndicate – Ambience In Dub 1982-1985

Ralph McTell – All Things Change: The Transatlantic Anthology 1967-1970

Neil Young – Hitchhiker

5 pensieri riguardo “La regola del sette: my best of 2017”

  1. “mi piace quella che lascia il segno sul cuore e/o sul cervello; quella che vive in luoghi fantastici, dove ragione e sentimento dialogano e si scontrano solo per volersi ancor più bene”

    Bravissimo, come al solito. Condivido in pieno e vedo finalmente un elenco di dischi ASCOLTATI e fatti propri in mezzo a tanti listoni pieni di vuoto.

    Continua ad ascoltare e a condividere, per favore. Buone Feste.

    Piace a 1 persona

      1. Beh, io un posticino per lo splendido How the West Was Won di Peter Perrett l’avrei trovato, ma grazie per avermi fatto scoprire i Gun Outfit. Buone feste anche da parte mia.

        Piace a 1 persona

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