Il futuro, che bella ipotesi

Terzo anno di blog alle spalle e terza lista di preferiti. Mai avrei pensato né sperato di spingermi così in là eppure eccoci, care lettrici e cari lettori, a tirare le fila di altri dodici mesi. Mesi che hanno offerto una vendemmiata copiosa e succosa come non ne ricordavo da lungi e tale da imporre scelte drastiche per il giochino del meglio di. Il finale di decennio è insomma esaltante non solo facendo la “tara” sull’attualità: iniziati in sordina, gli anni ‘10 hanno alzato testa e asticella tornando a versare umanità nella musica. Forse perché nella babele contemporanea ci si è resi conto che l’ironia post non basta più. Forse perché il tempo stringe. Forse perché si tratta di un’ultima fiammata o dell’ennesimo ciclico risveglio della bestia rock. Staremo a vedere.

Di fatto, riemerge il desiderio di comunicare che – annotava Tolstoj a fine Ottocento – sta alla base dell’arte. Gioisco e rimango in ambito letterario citando William Faulkner, secondo il quale il passato non muore mai. Interpreto il tutto come una conferma che lo ieri è il propellente nella corsa verso un avvenire e non una zavorra colma di nostalgia canaglia. Sessant’anni di popular music lo dimostrano, siccome (a prescindere da linguaggi, epoche, stili) nel cuore e nella mente resta ciò che intreccia l’esistente con una visione ampia, cristallina. E con la forza con la quale racconta: lo stato del mondo, dei sentimenti, del tempo che scorre impietosamente o di se stesso, non importa. Importano il gesto e l’esito. Importa ricordare che senza radici non ci sono né tronco né rami.

magoo best 2018

Ragion per cui, in un elenco lievemente allargato per i suesposti motivi – e meno male che sugli scaffali c’è posto per tutti – trovate decostruzionismo dopo-rock, etnotronica militante, zibaldoni psichedelici, folk geneticamente mutato e modernamente classico, Grandi vecchi, giovani e di mezza età, Signore e Signorine che si beffano degli stereotipi. Traete le conclusioni che riterrete più consone, e magari poi ragioniamoci sopra assieme.

Intanto vi saluto con un paio di annotazioni. Low e Dirtmusic sono qualcosa di più che splendidi dischi. Rappresentano ciò che ci spinge a parlare di musica come di una forma di cultura viva. Sono la colonna spinale e sonora dei nostri giorni: simboli di un’era tribolata alla quale oppongono la propria Bellezza. E poi e infine: alcuni titoli appartengono ad artisti con l’età dei miei genitori e/o zii. Superata l’amarezza di cosa attende “in prospettiva” e l’intensità – talvolta quasi intollerabile – del passare al setaccio il proprio passato tramite le canzoni, sorrido. Ho la conferma che si può essere brand new e retro nello stesso istante, espanso oltre la finitezza della vita. E dunque, fratelli e sorelle, vi auguro un felice 2019.

turnable blonde

 

Del mio meglio, Vol. 2018

A Hawk And A Hacksaw – Forest Bathing

Neneh Cherry – Broken Politics

Ry Cooder – The Prodigal Son

Elvis Costello – Look Now

Dirtmusic – Bu Bir Ruya

Field Music – Open Here

Julia Holter – Aviary

Low – Double Negative

Nap Eyes – I’m Bad Now

Oneida – Romance

Red River Dialect – Broken Stay Open Sky

Ty Segall – Freedom’s Goblin

Spiritualized – And Nothing Hurt

Trembling Bells – Dungeness

Ryley Walker – Deafman Glance

 

Un mazzetto di ristampe

Gene Clark – Sings For You

Martin Newell – The Greatest Living Englishman

Tom Petty – An American Treasure

Peter Sellers & The Hollywood Party – The Early Years 1985-1988

Neil Young – Tonight’s The Night Live

 

Premio della critica “as time goes by”:

Marianne Faithfull – Negative Capability

Premio della critica “livin’ blues”: 

Mark Lanegan & Duke Garwood – With Animals

 

 

 

4 pensieri riguardo “Il futuro, che bella ipotesi”

  1. Auguri di buon anno nuovo, Giancarlo. Aspettavo la tua playlist con impazienza. Ma quella frase …mai avrei pensato né sperato di spingermi così in là… non avrai mica intenzione di chiudere il blog, vero? Non farci uno scherzo del genere.

    Piace a 1 persona

    1. Ciao Mauro, ricambio gli auguri rassicurandoti. Il blog ha finalmente “ingranato” a pieno regime nell’anno appena concluso, ragion per cui puoi dormire sonni tranquilli. La frase era riferita a quando inaugurai “Turrefazioni” tre anni fa e accipicchia come vola il tempo.

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