Stili di vita attivi: Polvo

Prima o poi i Polvo sarebbero arrivati. Nel senso che qualcuno doveva pur trovare il filo conduttore tra psichedelia, post-punk e math-rock. Di suo mettendoci poi l’approccio al contempo sfuggente e ansiogeno in un cocktail tuttora freschissimo e lanciato oltre steccati cronologici e stilistici. In sostanza, l’unica caratteristica che rende databile – attenzione: non datata – questa cult band per eccellenza è la commistione di generi tipicamente anni ‘90.

Una libertà servita ai chitarristi/cantanti Ash Bowie e Dave Brylawsky per conferire attualità al concetto di espansione della mente e aggiungersi alla dinastia di coppie impegnate nei trip più visionari: John Cipollina e Gary Duncan, Jerry Garcia e Bob Weir, Tom Verlaine e Richard Lloyd, Thurston Moore e Lee Randaldo, Guy Kyser e Roger Kunkel. Eccoli, i nostri nerd preferiti, che studiano fino a tarda notte i testi sacri e in laboratorio mescolano l’immaginifico sentire urbano dei Television con le strutture labirintiche dei Mad River, le muscolari acrobazie aritmetiche e un’Asia della mente. Tu chiamala, se vuoi, neuro-psicodelia.

polvo in a car

Non a caso il duo strinse amicizia all’università di Chapel Hill (North Carolina: la fiorente scena locale sarà celebrata dai Sonic Youth in Dirty) sulla base della comune ammirazione per le pagine del catalogo SST volte a fondere hardcore punk e rock progressista. Assoldati il bassista Steve Popson e il batterista Eddie Watkins, nel 1990 iniziano a trafficare con curiosità intricate e dissonanti sull’autoprodotto 7” Can I Ride, tuttavia spetta al successivo Vibracobra convincere l’ex compagno delle superiori Mac McCaughan a volerli su Merge. L’esordio Cor-Crane Secret esce in piena sbornia grunge, dunque figurarsi se nel ‘92 al mondo interessa un disco che decostruisce Marquee Moon e Daydream Nation rimettendone insieme i cocci. Ottimo il riscontro critico, il pubblico resta – e resterà – confinato agli intenditori che distinguono il talento dalla stramberia fine a se stessa.

Dodici mesi dopo, Today’s Active Lifestyles sistema il baricentro attorno a sinuosi tintinnii di corde e armoniche dissonanze, all’equilibrio strumentale e all’ansia estatica che apparterrà a certe frange dell’universo emocore. A metà del guado, gli EP del biennio ‘94-‘95 Celebrate The New Dark Age e This Eclipse smussano qualche asperità rimanendo fedeli alla linea. Il gruppo cede alle lusinghe della Touch And Go nel 1996, ringraziandola col botto: Exploded Drawing è una giostra che, coerentemente al titolo, espone le parti che la compongono senza perdere di vista l’insieme. Soprattutto, è un capolavoro di cui si ricordano in pochissimi.

exploded drawing

Se Fast Canoe è compendio estetico di potenza in guanti di velluto, Light Of The Moon disegna una cartolina western lynchiana e Street Knowledge sparge esotici lampi acid-wave; alla In This Life che collega i pieni ’60 ai tardi Settanta risponde la parodia power-pop The Purple Bear. Abbondanza che sbiadisce davanti a When Will You Die For The Last Time In My Dreams, epopea che decolla su squarci di psichedelia bucolica approdando a isterici martellamenti lungo una via di schegge fumiganti. Lo sforzo esige un dazio: ci si prende una pausa durante la quale Brylawski insegue orientalismi sonori in India mentre Ash si rifugia nei mediocri Helium con la fidanzata Mary Timony.

Nel 1997 si ritrovano (tutti tranne il defezionario Watkins: brutta notizia la sua morte nell’aprile 2016) per Shapes e un classicismo non privo di senso dell’avventura che – alla batteria il più lineare Brian Walsby – sancisce la prima chiusura della vicenda. Complici le partecipazioni a importanti festival, i Polvo tornavano dieci anni or sono con Brian Quast dietro pelli e piatti. In Prism fotografava un gesto più che dignitoso imitato nel 2013 da Siberia, nulla aggiungendo però neppure togliendo alla grandezza e insomma vi sono state rimpatriate ben peggiori. Ciò che davvero conta è l’eredità di Exploded Drawing. La scia stordente che sta attraversando lo spazio e il tempo, pronta a tornare chissà quando, sotto chissà quale forma. State all’erta.

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