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Kult Korner: il melanconico mondo dei Red Red Meat

C’è chi insegue uno stile per una carriera senza trovarlo. Alcuni, invece, se ne appropriano da subito e poi non raggiungono più la vetta. Altri ancora braccano le proprie ossessioni finché non le ingabbiano per esplorarne ogni sfumatura. Tim Rutili appartiene all’ultima categoria: da un quarto di secolo la sua ricerca gira attorno a un chiodo arrugginito che teniamo nel cuore. Da che ha scoperto un’identità artistica, Tim guarda il passato con gli occhi della contemporaneità. Forse è merito delle sue origini in quel di Chicago, chi può dirlo.

In ogni caso, la sua idea delle radici – di un blues tanto più eterno quanto più è attuale – non rispetta le forme ma ne ravviva lo spirito. E se i geni non crescono sugli alberi, devono pur partire da qualcosa. Magari da un bozzolo che non lascia presagire granché, come una band persa nel cielo “indie” americano chiamata Friends Of Betty, dedita a del passabile post-punk rumorista e intestataria di un disco, sarcasticamente intitolato Blind Faith II, che Rutili liquida come un errore di gioventù.

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In effetti, hanno come unico pregio l’avere in formazione – oltre al batterista John Rowan, che incasserà soldoni negli Urge Overkill come Blackie Onassis – Glenn Girard (chitarra) e Glynis Johnson (fidanzata di Tim, basso), elementi sui quali il nostro uomo, cantante e chitarrista, edificherà nei primi Novanta i Red Red Meat. I quali mettono presto mano a un LP prodotto da Brian Deck, che siede alla batteria e diventa interlocutore fisso di Rutili. L’esordio omonimo esce autoprodotto nel ’92 scontando l’urgenza talvolta fuori fuoco di certe opere prime, ma porgendo sonorità già caratteristiche dove evidenti influenze sixties confluiscono in una psichedelia che stordisce la mente invece di espanderla.

Frattanto Glynis è portata via dall’HIV e la rimpiazza Tim Hurley: tempo un anno, la Sub Pop pubblica Jimmywine Majestic, forte di melodie estatiche che poggiano il baricentro sugli insegnamenti di Exile On Main Street e della Magic Band. Ricetta che Bunny Gets Paid (Sub Pop, 1995) affina con un magnifico paradosso di malinconica narcolessia, acustiche dolenze e (post) rock-soul.

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L’entrata negli annali giunge dopo un cambio di formazione. Girard saluta ed entrano il bassista Matt Fields e il fondamentale Ben Massarella alle tastiere, vecchia conoscenza degli Amici di Betty da qui in poi altro braccio destro di Rutili. Il frutto del nuovo corso è There Is A Star Above The Manger Tonight, misconosciuto capolavoro che vive in una dimensione a sé tra avanguardia e tradizione, “art blues” e krautrock, Beefheart e Stones, scrittura eccelsa e uso acuto della tecnologia.

C’è tuttora di che perdersi e stupirsi nei suoi viluppi, dalla Sulfur che muore tra onirici strappi al folk in apparenza “normale” della title-track, da una Chinese Balls che alterna ritornello sguaiato e ritmi pericolanti a certi geniali anticipi degli Akron/Family. Se alla dolceagra Second Hand Sea rispondono l’elegia alcolica Quarter Horses e il Mississippi della mente di All Tied, Paul Pachal martella un vudù tribale vicino ai Can, Airstream Driver nasconde ipnosi infinite e una pazzia dal ferreo metodo inventa contorsioni degne dei Royal Trux come Mecanix e Just Like An Egg On Stilts.

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Raggiunto il traguardo, si chiude transumanando nella logica consequenzialità del progetto Califone, ovvero gli stessi accompagnatori in atmosfere più distese in equilibrio tra acustico ed elettronico. Da una discografia di alto livello che conduce al qui e ora, estraggo un secondo capo d’opera: uscito su Glitterhouse un decennio fa, Roomsound è una prateria dell’anima dove si aggirano i Rolling Stones e Gram Parsons con un laptop sotto braccio; a un certo punto, da On The Beach, con le movenze ancor più assonnate li raggiunge Neil Young. Insieme scrivono cristalline ballate da sogno che celano le ansie e le storture di sempre.

Arte sublime che, quando credi di aver compreso, sfugge con un lieve scatto lungo strade già battute per collegare nuove terre. Un talento da tenersi stretti, Tim Rutili, romantico che scruta la sofferenza umana attraverso un blues di cui si è appropriato con la sicura riservatezza dei Maestri. Se vi pare poco…

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