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Yabby You e le profezie dub

Le difficoltà della vita… Ne sapeva fin troppo sull’argomento Vivian Jackson al secolo Yabby You. Qualche numero: classe 1946, sei tra fratelli e sorelle, a dodici anni lavorava in una fornace e dopo cinque era a tal punto malato che lo ricoveravano in ospedale. Il figlio di una fervente cristiana e di un seguace di Marcus Garvey – modelli di cui farà ottimo uso – ne usciva parzialmente storpio a una gamba, nondimeno per ogni tribolato giorno speso in terra ringraziava Gesù invece di Haile Selassie e tale singolarità gli guadagnò presto il soprannome “Jesus Dread”.

Che personaggio, Vivian! Da giovanissimo si immergeva tra le pagine della Bibbia e, adolescente, prendeva ad emulare il Nazareno aggirandosi per l’isola a discutere di religione e approdando in una setta di rastafariani radicali di Kingston, prima della malattia e dell’arrangiarsi a vivere dando consigli sulle puntate al cinodromo. Non si faceva però piegare da nulla, quest’uomo che quando non ragionava sulle sacre scritture letteralmente “sentiva” la musica emergere attorno a sé, come “qualcosa di strano dentro ai miei pensieri, un angelo che canta.” Tra mille sofferenze seguiva l’ispirazione della natura e con la profondità dell’anima rispondeva alle torture inflitte al corpo da una vita per lo più grama.

Prophesy of dub

Ventisei gli anni quando debuttava a 45 giri con Conquering Lion, un classico immediato per le cadenze, la produzione dello stregone King Tubby e l’introduzione, che tramite il suo “Be you, yabby yabby you” – secondo il diretto interessato, dettata da degli angeli dopo che un lampo e un tuono avevano squarciato il cielo – offriva il nome d’arte che sappiamo. Pietra miliare sulla quale molti torneranno (fra questi Big Youth, Augustus Pablo, Horace Andy), veniva raccolta nel ’75 assieme ad altri singoli in un omonimo LP roots. Metà della scaletta sarà trasfigurata un anno più tardi per King Tubby’s Prophesy Of Dub, capolavoro assoluto (di Vivian quanto del sodale) che tuttora stupisce per la forza della sua essenzialità.

Re Tubby taglia fino all’osso attorno a ritmi e strumenti per rafforzare la visionarietà di brani che, ispirati al vangelo di San Giovanni, rispecchiano la situazione sociopolitica giamaicana e mondiale. Nonostante il senso di minaccia dell’Apocalisse prossima ventura, il risultato è intimo e colmo di meditazione, oltre che prezioso per il trattamento e l’impiego dei fiati, delle chitarre e di un parterre di musicisti dove spiccano Aston “Family Man” Barrett, Robbie Shakespeare, Chinna Smith, Tommy McCook.

smokin' Yabby

Puntate la ristampa Blood And Fire del ‘94 che aggiunge le superbe Living Style e Greetings a una scaletta originale in toto meravigliosa, dall’onirica Version Dub alle ipnotiche giostrine Homelessness e Anti-Christ Rock, dalla melanconia di Robber Rock alla solarità sospesa di Love And Peace, passando per l’attacco ska che introduce la flessuosa innodia di Conquering Dub e le Zion Is Here e Hungering Dub da manuale della version. A cotanto splendore affiancate – come minimo – la fenomenale retrospettiva Jesus Dread 1972-1977 e lo scintillante Dub It To The Top: 1976-1979, ristampa di un LP del ’77 intitolato Yabby You Meets Michael Prophet: Vocal & Dub.

Entrambi sempre editi da Blood & Fire, pescano dal periodo d’oro di un uomo che non si sa come trovava anche tempo ed energia per produrre Big Youth, Dillinger e Willie Williams. Dopo aver cercato di istillare un po’ di misticismo nella mondanità sfrenata dello stile dancehall, lungo i Novanta l’aggravarsi della condizione fisica obbligherà Jackson a scegliere tra dischi (sempre meno) e concerti in cui dovrà reggersi con le stampelle. Spirito vivo come pochi altri, lasciava questo mondo il dodici gennaio di otto anni fa. Sia lodato in eterno per quanto ci ha offerto.